Modulo A · Blocco 4/7 (12–16 h) · Slide 25/50

L'età dei lavoratori come fattore di rischio da valutare

L'età incide sul rischio ai due estremi della vita lavorativa. Per i giovani, in particolare per i minori tutelati dal D.Lgs. 345/99, pesano l'inesperienza, la scarsa percezione del pericolo, la tendenza a non chiedere spiegazioni, l'inserimento in mansioni che nessuno vuole svolgere. I dati sugli infortuni mostrano una concentrazione di eventi nei primi mesi di impiego, indipendentemente dall'età anagrafica: il fattore critico è spesso l'anzianità nella mansione più che gli anni.

Per i lavoratori più anziani, la cui presenza cresce con l'allungamento della vita lavorativa, si osservano in media una minore capacità di recupero dalla fatica, riduzione della forza muscolare, della vista e dell'udito, maggiore sensibilità al caldo e al lavoro notturno, ma anche una migliore capacità di anticipare i problemi grazie all'esperienza. Gli infortuni sono in media meno frequenti ma più gravi, con tempi di guarigione più lunghi.

Nella pratica il RSPP può tradurre questi elementi in misure concrete: affiancamento strutturato dei neoassunti con un tutor per un periodo definito, divieto di assegnare compiti critici prima del completamento dell'addestramento, rotazione delle mansioni più pesanti, ausili per il sollevamento, illuminazione più elevata nelle postazioni di controllo visivo, organizzazione dei turni compatibile con il recupero. Il medico competente aiuta a individuare i casi in cui servono adattamenti individuali, sempre nel rispetto della riservatezza dei dati sanitari.