Un bow-tie diventa uno strumento di gestione, e non solo un disegno, quando si analizza la qualità di ciascuna barriera. Una barriera vera deve essere efficace, cioè capace da sola di interrompere la sequenza se funziona come previsto; indipendente dalle altre barriere sulla stessa linea; verificabile, cioè controllabile con prove o ispezioni. Una scritta «prestare attenzione» o un generico «formazione del personale» non soddisfano questi requisiti e non dovrebbero comparire come barriere, ma piuttosto come elementi di supporto.
Ogni barriera può essere indebolita da fattori di degrado, detti anche fattori di escalation: un interblocco può essere ponticellato, un rilevatore può essere starato, una procedura può essere ignorata sotto pressione produttiva, un sistema di spegnimento può restare escluso dopo la manutenzione. Nel bow-tie questi fattori si collegano alla barriera interessata e, a loro volta, ricevono controlli specifici: chiavi di esclusione custodite, calendario di taratura, supervisione del preposto, lista di ripristino a fine intervento.
Un altro elemento importante è il proprietario della barriera, la persona o la funzione aziendale che ne garantisce lo stato. Senza un proprietario, la barriera tende a deteriorarsi nell'indifferenza generale.
L'analisi delle barriere permette anche di classificarle per tipo: fisiche e passive, come un riparo fisso; tecniche e attive, come un sensore con logica di arresto; umane, come una verifica prima dell'avvio. Un percorso protetto soltanto da barriere umane è un campanello d'allarme che il RSPP deve segnalare.