La conduzione si apre con una breve riunione con i responsabili dell'area: si confermano obiettivi, campo, criteri e programma, si chiariscono le modalità di comunicazione dei rilievi, si risponde alle domande. È anche il momento per creare un clima di collaborazione, chiarendo che l'audit valuta processi, non persone.
Le evidenze si raccolgono in tre modi: esame di documenti e registrazioni, osservazione diretta delle attività, interviste. Le tre fonti vanno incrociate. Una procedura dice che il preposto controlla l'uso dei DPI a inizio turno; il registro dei controlli è compilato; l'osservazione in reparto mostra due operatori al tornio senza occhiali; l'intervista al preposto rivela che il registro viene compilato a fine settimana per tutti i giorni. L'evidenza documentale da sola avrebbe dato un esito positivo.
Poiché non si può verificare tutto, si lavora per campioni. Il campione deve essere rappresentativo e scelto dall'auditor, non dall'auditato: se si verificano i fascicoli formativi, si estraggono nominativi dall'elenco del personale, includendo neoassunti, somministrati e lavoratori dei turni notturni, che spesso sono i più trascurati.
Le interviste vanno condotte nel luogo di lavoro, con domande aperte, ascoltando senza suggerire risposte e annotando con precisione. Con gli operatori conviene chiedere di mostrare come si svolge un'attività, non di descrivere la regola: la differenza tra lavoro prescritto e lavoro reale emerge proprio così.