B-SP4 Sanità residenziale · Blocco 3/3 (8–12 h) · Slide 25/50

Incendio in una struttura sanitaria: perché è un caso a parte

In un ufficio o in un capannone la strategia di base contro l'incendio è semplice: dare l'allarme e far uscire tutti in pochi minuti. In una struttura sanitaria con degenza questo schema non funziona. Una parte rilevante degli occupanti non è in grado di muoversi da sola, alcuni dipendono da apparecchiature collegate alla rete elettrica o ai gas medicali, altri hanno deficit cognitivi che impediscono di capire cosa sta succedendo. Il tempo necessario a trasportare un paziente allettato è molto superiore a quello di una persona che cammina.

A questo si aggiungono fattori di rischio propri. L'ossigeno distribuito nelle camere arricchisce l'atmosfera e rende più intensa la combustione. Materassi, cuscini, tendaggi e arredi rappresentano un carico d'incendio distribuito proprio dove si trovano le persone più fragili. Cucine, lavanderie, depositi di materiale sanitario, locali tecnici e archivi sono aree a rischio specifico all'interno dello stesso edificio. La presenza è continua: di notte gli occupanti dormono e il personale è ridotto.

La conseguenza è che in sanità la sicurezza antincendio si fonda soprattutto sulla protezione sul posto: compartimenti resistenti al fuoco che contengono fumo e fiamme, rivelazione precoce, porte che si chiudono automaticamente, personale addestrato a spostare i pazienti nel compartimento adiacente. L'evacuazione completa dell'edificio resta un'ipotesi estrema. Il fumo, più delle fiamme, è la principale causa di morte, e la sua propagazione lungo corridoi e cavedi è il primo nemico da contrastare.