Per le sostanze più diffuse nel settore esistono indicatori consolidati. Per il benzene si usa l'acido S-fenilmercapturico urinario, molto specifico e sensibile anche alle basse esposizioni attuali, mentre l'acido trans,trans-muconico è meno specifico perché influenzato dall'acido sorbico, un conservante alimentare. Per il toluene si misura il toluene urinario o l'orto-cresolo; per gli xileni gli acidi metilippurici urinari; per il n-esano il 2,5-esandione urinario, legato al danno neurologico periferico tipico di questa sostanza.
Per il monossido di carbonio l'indicatore è la carbossiemoglobina nel sangue o il monossido nell'aria espirata, misurabile con strumenti portatili a fine turno. Per il metanolo si usa il metanolo urinario; per alcune ammine aromatiche come l'anilina il para-amminofenolo urinario. Per l'idrogeno solforato, invece, non esiste un indicatore biologico pratico e affidabile per l'esposizione professionale: il tiosolfato urinario è poco specifico e il gas viene metabolizzato rapidamente.
Da questo elenco deriva una regola operativa: il monitoraggio biologico è utile soprattutto per sostanze assorbite anche per via cutanea o con esposizioni discontinue, mentre per i gas ad azione acuta come l'idrogeno solforato la protezione si fonda interamente su rilevazione, allarmi e procedure. Pianificare analisi biologiche per una sostanza che non le consente è uno spreco di risorse e dà una falsa sensazione di controllo. La scelta finale degli indicatori resta del medico competente, sulla base della valutazione dei rischi.