B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 4/4 (12–16 h) · Slide 25/50

Il rilevatore multigas: configurazione e soglie di allarme

Il rilevatore più diffuso negli impianti petrolchimici è il multigas a quattro sensori: ossigeno, gas infiammabili, monossido di carbonio e idrogeno solforato. Esistono modelli con cinque o sei sensori che aggiungono, per esempio, biossido di zolfo, ammoniaca o un fotoionizzatore. La configurazione va scelta sulla base della mappa dei gas presenti nell'area, non sul catalogo del fornitore.

Ogni sensore ha soglie di allarme impostabili. Per l'ossigeno si usano normalmente un allarme di minima, spesso al 19,5 per cento, e uno di massima per segnalare arricchimento. Per gli infiammabili è comune impostare il primo allarme al 10 per cento del limite inferiore di esplosività e il secondo al 20 per cento. Per i tossici si fissano soglie istantanee e allarmi riferiti alla media su quindici minuti e su otto ore, calcolati dallo strumento. Le soglie vanno decise dal datore di lavoro con il supporto del servizio di prevenzione, coerenti con i valori limite scelti nel DVR, e riportate in una procedura.

Ogni livello di allarme deve corrispondere a un comportamento preciso e conosciuto: al primo, sospendere l'attività, mettere in sicurezza e allontanarsi; al secondo, evacuare l'area e avvisare la sala controllo. Strumenti configurati in modo diverso tra impresa e committente creano confusione: un appaltatore con allarme H2S a 10 ppm e un dipendente con allarme a 5 ppm, nella stessa area, avranno reazioni sfasate. Conviene uniformare le soglie per tutto il sito e inserirle nei documenti consegnati agli appaltatori.