Una banca regionale con quaranta filiali e cinquecento dipendenti registra un aumento delle assenze per malattia, delle richieste di trasferimento e delle dimissioni tra i giovani. Il personale di sportello segnala pressioni commerciali crescenti, chiusura di filiali vicine con aumento dei clienti e qualche episodio di aggressività verbale.
La valutazione del rischio stress lavoro-correlato, prevista dall'articolo 28 del D.Lgs. 81/08, rappresenta l'obbligo minimo. Il benessere organizzativo va oltre: riguarda la qualità delle relazioni, la chiarezza dei ruoli, il riconoscimento, l'equilibrio tra vita privata e lavoro. Iniziative isolate come convenzioni con palestre o corsi di meditazione non incidono se restano invariate le cause organizzative, come obiettivi commerciali irrealistici o carenze di personale nelle filiali più sollecitate.
L'RSPP propone di aggiornare la valutazione dello stress con un approfondimento mirato sulle filiali con indicatori peggiori, attraverso gruppi di ascolto condotti con il supporto del medico competente. Dai gruppi emergono proposte concrete: obiettivi rivisti per le filiali sottodimensionate, procedure di gestione dei clienti aggressivi, possibilità di confrontarsi con un referente in caso di episodi difficili. Il datore di lavoro inserisce alcune azioni nel piano annuale, e i direttori di filiale vengono formati a riconoscere i segnali di disagio nel proprio gruppo.
Interroghiamoci: come si distingue un intervento di benessere che incide sulle cause da un'iniziativa di facciata che lascia invariati i problemi?