Modulo C – Schede pratiche · 43/50

Una forza lavoro varia nel confezionamento di insalate

Un'azienda che confeziona insalate pronte e ortaggi di quarta gamma impiega centoventi persone di quattordici nazionalità diverse. Il personale comprende donne in gravidanza, lavoratori con più di sessant'anni, giovani al primo impiego e due persone con disabilità motoria. Le istruzioni sono solo in italiano e le postazioni sono tutte uguali.

L'articolo 28 del D.Lgs. 81/08 chiede di valutare i rischi tenendo conto, tra l'altro, delle differenze di genere, dell'età, della provenienza da altri paesi e della tipologia contrattuale. Per le lavoratrici in gravidanza e in allattamento, il D.Lgs. 151/2001 individua lavori vietati e misure di tutela. La formazione deve essere comprensibile per tutti, e i luoghi di lavoro devono essere organizzati tenendo conto delle persone con disabilità, come prevede l'articolo 63. Un approccio indifferenziato lascia scoperti proprio i lavoratori più esposti.

L'ASPP analizza le postazioni insieme al medico competente e individua dove serve adattare altezze, pause e carichi. Per la formazione propone materiali visivi, mediatori linguistici e verifiche pratiche anziché solo test scritti. L'RSPP chiede al datore di lavoro una procedura per la comunicazione tempestiva dello stato di gravidanza e la conseguente valutazione della mansione. Vengono adattati i percorsi interni per le persone con disabilità. I capilinea, come preposti, ricevono indicazioni su come assegnare i compiti tenendo conto delle diverse esigenze.

Vi chiedo: quando adattare il lavoro alle persone diventa un vantaggio per tutti, e non solo per chi ha esigenze particolari?