Un'impresa che posa fibra ottica per conto di un operatore di telecomunicazioni ha centoventi tecnici divisi in squadre di due o tre persone, sempre in movimento tra scavi su strada, pozzetti, tralicci e sottotetti. Le comunicazioni di sicurezza arrivano via email, in allegati lunghi che nessuno apre dallo smartphone durante il giro.
L'articolo 36 del D.Lgs. 81/08 impone di fornire ai lavoratori un'informazione adeguata sui rischi e sulle misure adottate, e ne richiede la comprensibilità. Per squadre disperse sul territorio il problema è il canale prima ancora del contenuto. Un messaggio non ricevuto o non capito non produce alcun effetto, e la distanza fisica dall'ufficio rende più facile che ciascuna squadra sviluppi abitudini proprie, talvolta pericolose, soprattutto nell'accesso ai pozzetti e nei lavori in quota.
L'ASPP propone di sostituire le email con brevi incontri all'inizio della giornata, condotti dal caposquadra con una scheda di una pagina dedicata a un solo tema: segnaletica stradale, accesso ai pozzetti, uso della scala, rischio elettrico in prossimità di cabine. Ogni scheda contiene una fotografia, tre regole e una domanda da fare alla squadra. L'RSPP verifica a campione che i briefing si svolgano, raccogliendo dai tecnici dubbi e proposte. Il datore di lavoro riconosce il tempo dedicato come orario di lavoro, e i capisquadra registrano i temi trattati su un modulo condiviso.
Una domanda per la classe: quali caratteristiche deve avere un messaggio di sicurezza per essere ricordato da chi lo ascolta in piedi accanto al furgone?