Un panificio artigianale di quartiere ha tre dipendenti: due fornai che iniziano alle tre di notte e una commessa part-time. Il titolare, che lavora con loro al banco, è convinto che le regole sulla sicurezza riguardino solo le aziende più grandi e che per un forno di famiglia bastino l'estintore e il buon senso.
Il D.Lgs. 81/08, secondo l'articolo 3, si applica a tutti i settori di attività e a tutte le tipologie di rischio, e l'articolo 2 considera lavoratore chiunque svolga un'attività lavorativa nell'organizzazione del datore, a prescindere dal tipo di contratto. Anche con un solo dipendente servono il documento di valutazione dei rischi, la designazione del responsabile del servizio, la formazione dei lavoratori e l'organizzazione delle emergenze. L'articolo 34 consente al titolare di un'impresa artigiana di svolgere direttamente i compiti di RSPP, purché frequenti la formazione prevista dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.
Il consulente incaricato aiuta il titolare a valutare i rischi tipici del laboratorio: ustioni al forno, impastatrice e spezzatrice, polveri di farina che possono causare sensibilizzazione respiratoria, lavoro notturno. Il titolare frequenta il corso per svolgere il ruolo di RSPP, fa formare i lavoratori e programma la sorveglianza sanitaria con il medico competente. Verifica inoltre che la griglia dell'impastatrice arresti la vasca quando viene sollevata.
Perché, secondo voi, molti piccoli datori di lavoro percepiscono la normativa come pensata solo per le grandi imprese, e come si può smontare questa convinzione?