Modulo A – Schede pratiche · 33/80

Depuratore di acque reflue: rischio biologico fuori dalla sanità

Un'azienda che gestisce un impianto di depurazione delle acque reflue urbane impiega ventisei operatori tra conduzione, manutenzione e laboratorio. Durante la pulizia delle griglie e la manutenzione delle pompe sommerse gli addetti vengono a contatto con schizzi e aerosol. Il DVR tratta il rischio biologico in mezza pagina, affermando che riguarda solo gli ospedali.

Il Titolo X del D.Lgs. 81/08 si applica a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici, comprese quelle con uso non deliberato, come la depurazione, la gestione dei rifiuti o la zootecnia. L'art. 271 chiede di valutare il rischio tenendo conto della classificazione degli agenti in quattro gruppi, delle modalità di esposizione e delle malattie che possono essere contratte. L'art. 279 prevede, su parere del medico competente, la messa a disposizione di vaccini efficaci per chi non è immune. Le misure igieniche dell'art. 273 sono un obbligo e non un suggerimento.

Il RSPP rivede la valutazione con il medico competente, individuando le fasi a maggior esposizione e le possibili vie di contagio. Propone getti a bassa pressione per ridurre l'aerosol, spogliatoi con separazione degli abiti puliti e sporchi e DPI per vie respiratorie e occhi. Il datore di lavoro fornisce gli indumenti lavati dall'azienda e organizza la profilassi vaccinale; il capoturno vigila sul divieto di mangiare e fumare nelle aree di lavoro.

Esercizio di immaginazione: in quali altri settori non sanitari ritenete che il rischio biologico venga oggi sottostimato?