Un laboratorio di analisi ambientali con venticinque tecnici esegue estrazioni con solventi organici, digestioni acide e manipolazione di campioni potenzialmente contaminati. Da sempre si acquista un unico tipo di guanto monouso in lattice, scelto dall'ufficio acquisti per prezzo. Un tecnico ha sviluppato una dermatite e un altro nota che i guanti si gonfiano a contatto con il diclorometano.
Il Titolo III, Capo II, del D.Lgs. 81/08 chiede al datore di lavoro di scegliere i DPI dopo aver analizzato i rischi che non possono essere evitati con altri mezzi, individuando le caratteristiche necessarie e confrontandole con quelle dei dispositivi disponibili, come indica l'art. 77. I DPI devono essere conformi al Regolamento UE 2016/425, che li suddivide in tre categorie; i guanti contro agenti chimici pericolosi rientrano generalmente nella terza. Per i prodotti chimici conta il materiale, il tempo di permeazione e la degradazione, riportati nella nota informativa del fabbricante.
Il RSPP incrocia le schede di sicurezza dei solventi con le tabelle di permeazione e propone guanti diversi per attività diverse, eliminando il lattice per il rischio allergico. Il datore di lavoro acquista i nuovi modelli e organizza la formazione e l'addestramento previsti per i DPI di terza categoria; la responsabile di laboratorio, come preposta, affigge in ogni banco una tabella che associa solventi e guanti.
Proviamo a valutarlo: chi dovrebbe avere l'ultima parola nella scelta di un DPI, l'ufficio acquisti, il RSPP o chi lo indossa ogni giorno?