Il preposto è la persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa. È la figura più vicina al lavoro reale: il caposquadra, il capoturno, il capocantiere, il responsabile di una piccola linea, il caporeparto di un magazzino.
Tre elementi caratterizzano il ruolo. Il primo è la sovrintendenza: il preposto non esegue il lavoro, o non solo, ma lo guida. Il secondo è il controllo sull'esecuzione, cioè la verifica che le istruzioni impartite vengano rispettate. Il terzo è il potere di iniziativa, che gli consente di intervenire senza attendere ordini dall'alto quando la situazione lo richiede.
Il preposto non decide l'organizzazione del lavoro, che spetta al dirigente, né le spese, che spettano al datore di lavoro. Il suo ambito è il presidio quotidiano della corretta applicazione delle regole. Proprio per questo la giurisprudenza lo considera un garante dotato di poteri limitati ma immediati: se l'operatore lavora su un tornio senza schermo e il capoturno è presente e lo vede, la mancata reazione gli verrà contestata indipendentemente da qualsiasi lettera di nomina. Per questo l'individuazione formale, la formazione specifica e una chiara descrizione dei suoi poteri sono interesse del preposto prima ancora che dell'azienda.