Guanti, calzature e indumenti protettivi sono i DPI consumati in maggiore quantità e quelli per i quali il controllo è affidato quasi interamente all'utilizzatore. Il compito dell'ASPP è fornire criteri di scarto chiari, perché in loro assenza ciascuno decide in base alla propria tolleranza e al rapporto con il magazzino.
Per i guanti di protezione meccanica il criterio principale è l'integrità: fori, tagli, cuciture aperte e usura sul palmo li rendono inefficaci. Per i guanti di protezione chimica conta anche il tempo di permeazione indicato dal fabbricante per lo specifico prodotto: un guanto apparentemente integro può essere già attraversato dalla sostanza, e la sostituzione va programmata per tempo d'uso, non solo per danno visibile. I guanti monouso non vanno riutilizzati.
Per le calzature di sicurezza si controllano la suola, che perde aderenza quando i rilievi si consumano, il puntale, che dopo un urto forte può risultare deformato, la lamina antiperforazione quando presente, la tomaia e le cuciture. Per gli indumenti ad alta visibilità il fabbricante indica il numero massimo di lavaggi, spesso riportato in etichetta con caselle da spuntare: superato quel numero le bande retroriflettenti perdono efficacia. Per gli indumenti di protezione contro il calore e la fiamma, usati in saldatura e fonderia, si guardano bruciature, contaminazione da olio e grasso, che li rendono infiammabili, e il rispetto delle istruzioni di lavaggio. Una lavanderia industriale che non conosce queste indicazioni può comprometterli.