Chi frequenta questo aggiornamento conosce già la teoria dell'incendio, la classificazione dei rischi e la struttura del piano di emergenza. Qui il punto di vista cambia: non ci chiediamo che cosa prevede la norma, ma come si fa in modo che l'organizzazione dell'emergenza funzioni davvero il giorno in cui serve. Il piano scritto più bello del mondo non vale nulla se l'addetto del turno di notte non sa dove si trova il pulsante di sgancio dell'impianto elettrico o se l'estintore accanto al forno è scarico da mesi.
Il lavoro dell'ASPP in questo ambito si articola in cinque filoni concreti, che seguiremo nell'ordine: organizzare e condurre le prove di evacuazione, redigere verbali che servano a migliorare e non solo ad archiviare, tenere sotto controllo i presidi antincendio con il relativo registro e le scadenze, gestire cassette e pacchetti di primo soccorso, mantenere allineate le planimetrie di emergenza con la realtà dei reparti.
In tutti questi filoni l'ASPP non sostituisce il datore di lavoro, titolare degli obblighi, né il RSPP, che coordina il servizio. Fa invece da motore operativo: prepara i calendari, raccoglie i dati sul campo, segnala le non conformità, verifica che le azioni correttive siano chiuse. Un ASPP efficace è quello che, a fine anno, può mostrare un fascicolo ordinato con prove eseguite, verbali, registro aggiornato e planimetrie revisionate, e soprattutto può dimostrare che ogni criticità emersa ha avuto un responsabile e una data di chiusura.