Rispettare le soglie biomeccaniche non esaurisce la sicurezza di una postazione collaborativa. L'esperienza nelle aziende che hanno introdotto cobot mostra alcuni problemi ricorrenti legati al comportamento delle persone.
La prevedibilità è il primo. Un operatore che non capisce dove il robot andrà nel prossimo movimento tende a irrigidirsi, a rallentare o a ritirare la mano all'ultimo istante, aumentando il rischio di contatti scomposti. Traiettorie costanti, segnalazioni luminose sul polso o sulla base che indicano lo stato del robot, indicazioni a pavimento delle zone di movimento riducono questa incertezza.
Il secondo problema è l'eccesso di confidenza. Dopo settimane senza incidenti l'operatore si abitua a lavorare a contatto con il robot e può introdurre parti del corpo non previste nella valutazione, come il viso quando si china per controllare un pezzo. Il terzo è la gestione del ritmo: se il robot detta il tempo di ciclo, la postazione collaborativa può diventare un lavoro ripetitivo a cadenza vincolata, con effetti sul sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e sulla fatica mentale.
Nell'addestramento conviene includere prove pratiche di contatto controllato a bassa velocità, perché l'operatore capisca come reagisce il robot; regole chiare su quali zone non vanno mai occupate; la possibilità per l'operatore di mettere in pausa il ciclo senza conseguenze. Le osservazioni sul campo delle prime settimane sono preziose per correggere layout e programma.