Le soluzioni disponibili sul mercato coprono esigenze diverse e conviene conoscerle per categorie funzionali.
Ci sono dispositivi di allerta di prossimità: tag indossati dai pedoni e antenne sui carrelli elevatori o sulle macchine di cantiere, basati su tecnologie radio a banda ultralarga o simili, che avvisano conducente e pedone quando la distanza scende sotto una soglia. In alcuni casi il segnale è collegato a un rallentamento automatico del mezzo, con le implicazioni di sicurezza funzionale già viste.
Ci sono rilevatori personali di gas connessi, che oltre all'allarme locale trasmettono in tempo reale la concentrazione e lo stato dell'operatore a una centrale, permettendo di sapere chi è esposto e dove si trova durante una perdita in un impianto chimico o in un depuratore.
Ci sono dispositivi uomo a terra, integrati in caschi, giubbetti o smartphone dedicati, che rilevano cadute, assenza di movimento o urti e inviano un allarme con la posizione. Sono utili per lavoratori isolati, manutentori notturni, addetti in aree estese come parchi fotovoltaici o cave.
Ci sono infine sensori fisiologici, come fasce toraciche o braccialetti che misurano frequenza cardiaca, temperatura cutanea, attività fisica, impiegati in sperimentazioni sul carico di lavoro e sul rischio da calore; quest'ultimo tema è approfondito in un altro blocco.
Per ognuna di queste soluzioni la domanda iniziale è sempre la stessa: quale rischio specifico, già valutato nel DVR, il dispositivo riduce, e in quale modo misurabile?