Gli indicatori statistici descrivono la distribuzione degli eventi: quante lesioni alle mani, quali reparti, quali fasce orarie. Sono indispensabili per orientare le priorità, ma non spiegano il meccanismo. Un tasso di frequenza in calo può convivere con una condizione latente capace di generare un evento mortale, perché le lesioni lievi e quelle gravi non nascono necessariamente dagli stessi scenari. L'indagine causale lavora invece sul singolo evento in profondità, ricostruendo la catena di condizioni che lo ha reso possibile.
I due livelli si alimentano a vicenda. La statistica segnala dove indagare, per esempio un aumento di urti tra carrelli e scaffalature in un magazzino; l'indagine approfondita su due o tre di quegli urti rivela magari che il layout è stato modificato per un picco stagionale senza rivedere i corridoi di transito. Il risultato dell'indagine, a sua volta, suggerisce nuovi indicatori da monitorare, come il numero di modifiche di layout non valutate.
Per il RSPP con esperienza la tentazione è affidarsi all'intuito: dopo vent'anni di stabilimento sembra di sapere già perché è successo. È proprio questo il rischio principale, perché l'esperienza porta a riconoscere schemi noti e a scartare informazioni che non vi rientrano. Il metodo strutturato serve a proteggere l'analista dalle proprie certezze, imponendo di dimostrare ogni passaggio con un fatto accertato anziché con una convinzione. Un buon esercizio è confrontare la propria ipotesi iniziale con le conclusioni finali dell'indagine e annotare quante volte divergono.