Dopo un infortunio grave in azienda si muovono contemporaneamente almeno tre logiche diverse. L'organo di vigilanza, con funzioni di polizia giudiziaria, accerta eventuali reati e responsabilità individuali su delega o informazione al pubblico ministero. L'assicuratore pubblico valuta l'indennizzo e l'eventuale azione di regresso. L'azienda, infine, dovrebbe capire come evitare che l'evento si ripeta. Confondere questi piani è l'errore che più spesso svuota le indagini interne.
L'indagine aziendale di sicurezza non stabilisce colpe e non commina sanzioni. Se il gruppo di lavoro viene percepito come l'anticamera di un provvedimento disciplinare, i testimoni ridurranno le informazioni al minimo indispensabile e racconteranno la versione conforme alla procedura scritta, non quella reale. Questo non significa che i comportamenti dolosi o le violazioni gravi e consapevoli restino privi di conseguenze: significa che la loro gestione segue un percorso separato, con regole e persone diverse.
Nella pratica conviene formalizzare questa separazione in una procedura interna di indagine approvata dal datore di lavoro, in cui si dichiara lo scopo preventivo, si indica chi può accedere ai verbali e si chiarisce che le dichiarazioni raccolte servono a migliorare il sistema. Il RSPP, che per ruolo è consulente e non organo di controllo disciplinare, è la figura più adatta a garantire questo equilibrio, a patto di non trasformarsi in difensore d'ufficio dell'azienda.