Una volta identificate le cause, il gruppo deve sottoporle a una verifica esplicita prima di passare alle misure. Il primo test è quello di necessità: se questa causa fosse stata assente, l'evento si sarebbe verificato comunque? Se la risposta è sì, quella non è una causa dell'evento, al massimo una condizione di contorno o un fattore modulatore. Il secondo test è quello di sufficienza: l'insieme delle cause individuate spiega completamente l'evento, oppure manca qualcosa per arrivare alla lesione?
Il ragionamento controfattuale va però usato con disciplina. È facile costruire scenari alternativi del tipo «se avesse indossato gli occhiali» o «se il collega avesse controllato» senza alcuna base fattuale. Il controfattuale è valido solo quando è supportato da evidenze o da conoscenze tecniche consolidate, come una prova sulla macchina che dimostra che con la barriera attiva il punzone si sarebbe arrestato prima del contatto.
Un terzo strumento di validazione è il confronto con eventi analoghi. Se la stessa causa organizzativa è presente in altri reparti dove eventi simili non si sono verificati, occorre capire quali barriere aggiuntive abbiano funzionato lì, per evitare di attribuire a quella causa un peso eccessivo. Infine è prudente chiedere a una persona esterna al gruppo, per esempio il RSPP di un altro sito dello stesso gruppo industriale, di rileggere la catena causale cercando salti logici o affermazioni non dimostrate.