Il calore modifica in modo significativo l'esposizione agli agenti chimici, e questa interazione è raramente trattata nei DVR. Il primo effetto riguarda la sorgente: con temperature più elevate aumenta la tensione di vapore dei liquidi, quindi solventi, carburanti, diluenti e prodotti per la pulizia evaporano più rapidamente e le concentrazioni in aria salgono. Un'operazione di verniciatura a pennello o di sgrassaggio valutata in primavera può dare esposizioni sensibilmente più alte in un capannone a 35 gradi.
Il secondo effetto riguarda le vie di ingresso. Con la vasodilatazione cutanea e la pelle umida di sudore l'assorbimento percutaneo di diverse sostanze aumenta. La ventilazione polmonare cresce con lo sforzo e con il calore, e con essa la dose inalata a parità di concentrazione. I prodotti fitosanitari in agricoltura e le resine in edilizia sono esempi tipici in cui la combinazione è critica.
Il terzo effetto è comportamentale e riguarda i DPI. Facciali filtranti, semimaschere, tute in Tyvek e guanti in nitrile aumentano il carico termico e vengono tolti o indossati male proprio quando servirebbero di più. Le misure efficaci sono quelle che agiscono a monte: spostare le lavorazioni con prodotti volatili nelle ore fresche, sostituire i prodotti con alternative meno volatili, migliorare l'aspirazione localizzata, valutare respiratori a ventilazione assistita che riducono il disagio. Nel documento di valutazione chimica conviene indicare che i livelli misurati si riferiscono a una certa stagione e prevedere un controllo nel periodo caldo.