Le patologie da calore sono la conseguenza più evidente, ma non l'unica. Studi epidemiologici condotti anche in Italia, tra cui quelli sviluppati nell'ambito di Worklimate sui dati INAIL, hanno documentato un aumento degli infortuni sul lavoro nei giorni più caldi, con un effetto che si manifesta già a temperature elevate ma non estreme. Si tratta di infortuni comuni: cadute, tagli, schiacciamenti, incidenti con mezzi, che nelle statistiche non vengono attribuiti al caldo perché la causa registrata è la dinamica meccanica.
I meccanismi sono diversi e si sommano. Il calore riduce la vigilanza, rallenta i tempi di reazione e peggiora la capacità di eseguire compiti complessi e di prendere decisioni. La fatica arriva prima e la tendenza a scorciatoie aumenta per finire in fretta. Il sudore rende scivolose le impugnature, appanna occhiali e visiere, fa scivolare gli occhiali di protezione sul naso. Molti lavoratori si tolgono i DPI ritenuti insopportabili, come elmetti, guanti o maniche lunghe, e qualcuno slaccia l'imbracatura nelle pause in quota.
Per il RSPP questo significa che il rischio calore non è un tema solo sanitario da delegare al medico competente. Va considerato come fattore che aumenta la probabilità di tutti gli eventi già valutati nel DVR, specie per le lavorazioni con rischio elevato di base: lavori in quota, conduzione di mezzi, uso di macchine taglienti, operazioni elettriche. Nelle giornate critiche ha senso rinviare proprio queste attività o ridurne la durata, più ancora che le attività faticose ma a basso rischio infortunistico.