Molte aziende, specie le piccole, usano indici semplificati basati solo su temperatura dell'aria e umidità relativa, come l'Humidex di origine canadese o l'Heat Index del servizio meteorologico statunitense. Il loro pregio è la semplicità: bastano un termoigrometro o i dati di una stazione meteo e una tabella a doppia entrata. Per l'Humidex, valori fino a circa 29 indicano assenza di disagio, tra 30 e 39 un disagio moderato, tra 40 e 45 un disagio forte, oltre 45 una condizione pericolosa, e sopra 54 il colpo di calore è considerato imminente.
Questi indici hanno però limiti precisi che il RSPP deve dichiarare. Non tengono conto della radiazione solare né del calore radiante di superfici calde, quindi sottostimano il rischio di chi lavora al sole o vicino a sorgenti termiche. Non considerano il tasso metabolico, per cui lo stesso valore viene applicato a un impiegato e a un muratore. Non tengono conto del vestiario. Sono quindi adatti come segnale d'allerta per attività leggere al chiuso o all'ombra, molto meno come base unica per decidere su lavori pesanti all'aperto.
Una soluzione pragmatica è usare l'indice semplificato come primo livello, con soglie di attivazione volutamente prudenti, e riservare WBGT o valutazioni più approfondite alle mansioni ad alto carico fisico o con esposizione solare. Nel DVR va spiegato quale indice si usa, perché, e con quali correzioni per sole o fatica: un organo di vigilanza è più propenso ad accettare una scelta semplice ma motivata che una tabella copiata senza criterio.