Un capitolo sul caldo che si limita a raccomandare di bere molto e di evitare le ore centrali non regge a una verifica. Una struttura credibile parte dall'identificazione dei gruppi omogenei esposti: chi lavora all'aperto in modo continuativo, chi saltuariamente, chi in ambienti interni con sorgenti di calore, chi in ambienti chiusi senza climatizzazione che si surriscaldano d'estate, chi usa DPI che trattengono il calore. Per ciascun gruppo si descrivono le attività, i periodi dell'anno e le fasce orarie di esposizione, il carico fisico tipico e i fattori aggravanti.
Segue la scelta del metodo: indice semplificato, WBGT misurato o previsto, valutazioni approfondite per i casi critici. Il documento deve specificare quali soglie attivano quali misure, dando concretezza al concetto di livelli di azione. Per esempio, a un livello di attenzione corrispondono pause più frequenti e la verifica dei punti acqua, a un livello critico la sospensione delle lavorazioni pesanti al sole nella fascia centrale.
Infine la parte organizzativa: chi consulta le previsioni, chi decide l'attivazione, come si comunica ai lavoratori, come si registra l'avvenuta applicazione. Senza tracciabilità non è possibile dimostrare che le misure siano state adottate davvero. Il documento va riesaminato prima di ogni stagione estiva alla luce di quanto accaduto l'anno precedente, di eventuali malori, delle nuove ordinanze e delle indicazioni aggiornate degli enti. La data certa e la firma delle figure previste dall'articolo 28 restano requisiti anche per le integrazioni.