La misura organizzativa più efficace per il lavoro all'aperto è spostare le attività nelle ore meno calde. In estate molte imprese edili e agricole anticipano l'inizio del turno alle prime ore del mattino e chiudono le attività pesanti prima della fascia centrale, ripartendo eventualmente nel tardo pomeriggio. È la logica delle ordinanze regionali, che vietano il lavoro al sole nelle ore centrali nei giorni a rischio alto, ma conviene applicarla anche quando l'ordinanza non è formalmente attiva.
Lo spostamento dell'orario ha implicazioni contrattuali e organizzative che vanno gestite per tempo: accordi sindacali o regolamenti aziendali sull'orario estivo, comunicazione ai committenti, rispetto dei limiti di rumore nei centri abitati nelle ore mattutine, trasporti dei lavoratori. L'orario spezzato lascia una pausa lunga che deve essere trascorsa in condizioni di riposo reale, non in un furgone parcheggiato al sole.
Una scelta che va valutata con attenzione è il passaggio al lavoro notturno, adottato ad esempio nei rifacimenti stradali estivi. Elimina il carico solare ma introduce altri rischi: illuminazione artificiale, visibilità ridotta per i conducenti in transito, sonnolenza, alterazione dei ritmi circadiani, applicazione della disciplina del D.Lgs. 66/2003 e della sorveglianza sanitaria per i lavoratori notturni. Inoltre durante le ondate di calore la temperatura notturna resta elevata e il recupero diurno è difficile. La scelta va motivata nel DVR confrontando i due profili di rischio e non presentata automaticamente come soluzione.