Il sistema di allertamento nazionale di protezione civile, gestito dai Centri funzionali regionali, classifica le criticità per zone di allerta con codici colore: verde per assenza di fenomeni significativi, giallo per fenomeni localizzati, arancione per fenomeni diffusi con possibili danni, rosso per fenomeni intensi e diffusi con gravi danni attesi. Le allerte riguardano rischio idrogeologico, idraulico, temporali, e in molte regioni anche vento, neve e mareggiate. I comuni attivano i propri piani di protezione civile in base all'allerta, a volte con chiusura di scuole e parchi.
Un'azienda dovrebbe trattare l'allerta meteo come un input del piano di emergenza ai sensi dell'articolo 43, definendo per ciascun codice colore cosa cambia nell'attività. Con l'allerta gialla per temporali si può prevedere la verifica dei tombini e delle pompe di sollevamento, la messa in sicurezza dei materiali leggeri sui piazzali, il controllo dei teli sui ponteggi. Con l'arancione si sospendono i lavori in quota e i sollevamenti con gru, si riducono gli spostamenti di trasfertisti nelle zone interessate, si spostano in alto materiali e sostanze nei locali a rischio allagamento. Con il rosso si valuta la chiusura dell'attività o il lavoro da remoto.
Il punto critico è il monitoraggio: qualcuno deve ricevere gli avvisi, anche attraverso le app regionali o i servizi di messaggistica, valutarne l'impatto e comunicare le decisioni. Nelle aziende con più siti, compresi i cantieri, l'allerta va letta per la zona in cui si trova ciascun sito, che può essere diversa da quella della sede.