Aggiornamento RSPP · Blocco 6/10 (20–24 h) · Slide 6/50

Perché le catene lunghe producono più infortuni

La letteratura sulla sicurezza nelle catene di fornitura, a partire dagli studi australiani e britannici sull'outsourcing, ha messo in luce un meccanismo ricorrente: ogni passaggio di affidamento comprime margini economici e tempi, e insieme disperde informazioni. Il committente conosce bene gli impianti ma non le imprese all'ultimo livello; l'appaltatore principale conosce il contratto ma spesso non è presente in campo; il subappaltatore esegue con personale magari reclutato per la singola commessa e conosce poco del contesto.

Questa dinamica genera tre effetti. Il primo è la pressione economica: se il prezzo si riduce a ogni livello, l'ultimo anello taglia dove può, cioè su formazione, attrezzature e tempo dedicato alla preparazione. Il secondo è la disorganizzazione: più datori di lavoro significano più catene di comando sovrapposte, con il rischio che nessuno si senta titolato a fermare un'attività pericolosa. Il terzo è la perdita di memoria: le informazioni sui rischi passate in una riunione al primo livello raramente arrivano integre al lavoratore che entra nel serbatoio o sale sulla copertura.

Le indagini sugli eventi mortali in ambienti confinati illustrano bene il fenomeno: frequentemente le vittime appartengono a imprese subaffidatarie e l'intervento era stato descritto come semplice pulizia o manutenzione ordinaria. Non a caso il DPR 177/2011 ammette il subappalto in ambienti confinati solo se autorizzato espressamente e certificato. La lunghezza della catena è quindi un indicatore di rischio a sé, da considerare nella valutazione.