Si consideri uno stabilimento metalmeccanico di medie dimensioni che durante la chiusura estiva programma la revisione di una linea di presse e la sostituzione di un tratto di carroponte. Il committente affida l'intervento a un'impresa meccanica, che subappalta lo smontaggio delle protezioni a una piccola ditta locale e i lavori elettrici a un installatore, il quale a sua volta si avvale di un lavoratore autonomo per i collegamenti. In due settimane operano nello stesso capannone quattro datori di lavoro diversi, più l'impresa di pulizie e il fornitore del noleggio della piattaforma elevabile.
Le criticità tipiche emergono subito: nessuno ha la mappa aggiornata delle linee elettriche messe fuori servizio, i cartellini di blocco appartengono a imprese diverse e non sono coordinati, il lavoratore autonomo non ha partecipato alla riunione di avvio e conosce l'area solo per indicazione verbale, il personale interno rimasto per la sorveglianza non sa chi sia il referente di ciascuna ditta.
L'impostazione corretta prevede un unico programma dei lavori gestito dal committente, una procedura di sezionamento e blocco con lucchetti personali e un tabellone di consegna impianti, un permesso di lavoro per ogni attività a rischio, l'ingresso del lavoratore autonomo solo dopo l'informazione documentata, un breve incontro quotidiano di inizio giornata con tutti i referenti. La presenza costante di un tecnico interno incaricato del coordinamento vale più di qualsiasi documento ben scritto.