Ispezioni, audit, near miss e indagini sugli infortuni producono azioni. La capacità dell'organizzazione di portarle a termine è uno degli indicatori più rivelatori del suo reale impegno: un registro con centinaia di azioni aperte da mesi dimostra, in caso di infortunio, che il rischio era noto e non è stato gestito, con conseguenze evidenti sul piano delle responsabilità.
Gli indicatori essenziali sono tre. Percentuale di azioni chiuse entro la scadenza assegnata, calcolata sul mese o sul trimestre. Anzianità delle azioni aperte, presentata per fasce, ad esempio entro trenta giorni, tra trenta e novanta, oltre novanta: la fascia oltre novanta giorni va discussa per nome e responsabile nella riunione di direzione. Percentuale di azioni la cui efficacia è stata verificata dopo la chiusura, perché chiudere un'azione non significa aver eliminato il rischio.
Un caso tipico in una fonderia: l'azione «installare protezione laterale sul nastro di colata» risulta chiusa perché l'ordine è stato emesso, ma la protezione arriva tre mesi dopo e nel frattempo il nastro funziona senza. Il manuale delle azioni deve definire la chiusura come completamento verificato in campo, non come atto amministrativo. Utile anche classificare le azioni secondo la gerarchia delle misure: se oltre la metà sono formazione, richiami o cartelli, il sistema sta trattando i sintomi e non le cause, e l'indicatore lo rende visibile al vertice, offrendo un argomento concreto per chiedere investimenti tecnici.