I rapporti di audit contengono informazioni preziose che spesso restano chiuse in un fascicolo. Per usarli come misura occorre renderli confrontabili nel tempo e tra unità produttive. Il metodo più semplice è il punteggio: ogni requisito della lista di riscontro viene valutato su una scala, ad esempio da zero a tre, dove zero indica assenza del requisito e tre una piena e verificata attuazione, e si calcola la percentuale rispetto al massimo ottenibile per area.
Un sistema di punteggio funziona se le regole sono rigorose e gli auditor sono allineati. Esempi di valutazione con criteri scritti, sessioni di taratura in cui due auditor valutano lo stesso caso e confrontano i giudizi, e la rotazione degli auditor tra le sedi riducono la soggettività. Un punteggio medio alto non deve nascondere un requisito critico mancante: per questo molti sistemi prevedono requisiti bloccanti, la cui assenza porta automaticamente l'area in rosso indipendentemente dal punteggio.
Indicatori derivati utili sono il numero di non conformità maggiori per audit, il tempo medio di chiusura dei rilievi, la percentuale di rilievi ripetuti rispetto all'audit precedente e la copertura del programma, cioè la quota di processi critici verificati nell'anno. Un rilievo che si ripete in due audit consecutivi indica che l'azione correttiva non ha agito sulla causa: è uno dei segnali più chiari di un sistema che si limita a rispondere formalmente agli auditor senza cambiare il modo di lavorare.