Le zoonosi sono malattie trasmissibili dagli animali all'uomo e rappresentano il cuore del rischio biologico per allevatori, veterinari, addetti ai macelli, trasportatori di bestiame e lavoratori delle industrie di trasformazione delle carni e del latte.
Tra le zoonosi di interesse professionale si ricordano la brucellosi, legata a bovini e ovicaprini e alla manipolazione di placente e feti abortiti; la febbre Q da Coxiella burnetii, trasmessa soprattutto per inalazione di polveri contaminate da prodotti del parto; la leptospirosi in allevamenti suini e bovini; la salmonellosi e la campilobatteriosi negli allevamenti avicoli; la dermatofitosi da contatto cutaneo; lo streptococco suino nei macelli. Brucella e Coxiella sono classificate nel gruppo 3, a conferma che la zootecnia non è un ambito a rischio minore.
L'esposizione dipende da operazioni specifiche: assistenza ai parti, pulizia delle stalle con idropulitrice, rimozione delle lettiere, eviscerazione, manipolazione di animali morti. I piani nazionali di eradicazione e il controllo veterinario degli allevamenti riducono la prevalenza delle infezioni, ma non eliminano il rischio negli impianti che ricevono animali di diversa provenienza.
Le misure combinano biosicurezza dell'allevamento, gestione separata degli animali malati, raccolta sicura dei materiali del parto, guanti lunghi e protezione delle vie respiratorie nelle fasi polverose, e una sorveglianza sanitaria che tenga conto anche delle vaccinazioni previste, a partire da quella antitetanica.