La gestione della fatica parte dai dati che l'azienda già possiede. Le presenze registrate permettono di estrarre indicatori semplici: lavoratori che superano un certo numero di ore settimanali, turni consecutivi senza riposo adeguato, numero di straordinari per persona, interventi in reperibilità notturna. Il RSPP può proporre soglie di attenzione condivise con la direzione, superate le quali il preposto interviene.
Le misure organizzative sono le più efficaci: limiti interni agli straordinari più stringenti di quelli di legge, divieto di doppio turno consecutivo, regole di recupero dopo un intervento notturno in reperibilità, distribuzione equa dei picchi di lavoro, alternanza tra compiti pesanti e leggeri, pause aggiuntive nei turni in ambienti caldi. Le attività ad alto rischio, come lavori in quota o con energia elettrica, non dovrebbero essere programmate a fine turno notturno.
Un sistema maturo di gestione del rischio fatica, nato nei settori aeronautico e ferroviario, prevede anche la possibilità per il lavoratore di dichiararsi non idoneo per stanchezza senza subire conseguenze disciplinari, e l'analisi del fattore fatica in ogni indagine su infortuni e quasi infortuni.
La formazione completa il quadro: igiene del sonno, uso consapevole della caffeina, alimentazione nei turni notturni, riconoscimento dei segnali di allarme personali e dei colleghi. Il preposto deve sapere che fermare un operatore visibilmente affaticato rientra nei suoi compiti di vigilanza.