Nella pratica le due tecniche vengono spesso fuse in un approccio misto, a volte indicato come what-if/checklist. La check list garantisce che i temi noti non vengano dimenticati; il what-if aggiunge la componente creativa che individua gli scenari specifici di quel processo.
L'approccio si svolge in tre momenti. Prima della riunione il facilitatore prepara una check list di categorie pertinenti, ad esempio materiali e loro proprietà, apparecchiature, procedure operative, manutenzione, layout, emergenze e fattori umani. Durante la sessione per ciascuna categoria il gruppo genera domande aperte, usando le voci della check list come stimolo e non come limite. Al termine il facilitatore ripercorre l'elenco per verificare che ogni categoria sia stata trattata almeno una volta.
Un esempio in una falegnameria industriale: la categoria polveri fa nascere domande sul guasto dell'impianto di aspirazione, sull'accumulo di polvere sulle travi del capannone, sull'intervento di pulizia con aria compressa e sulla presenza di scintille generate da corpi estranei nel legno. Ognuna di queste domande apre a misure diverse, dalla manutenzione dei filtri alla pulizia programmata delle superfici in quota, fino al divieto di soffiare la polvere con l'aria compressa.
Il risultato va registrato in una tabella che riporta per ogni scenario la categoria di origine. Questa tracciabilità permette di dimostrare a un organo di vigilanza che l'analisi è stata completa e sistematica e non affidata all'improvvisazione.