La HAZOP, acronimo di Hazard and Operability study, è nata nell'industria chimica britannica negli anni Sessanta e oggi è descritta dalla norma IEC 61882. È la tecnica sistematica di riferimento per impianti di processo con fluidi, ma la sua logica è utile anche in contesti più semplici.
Il metodo divide l'impianto in nodi, cioè tratti omogenei come una linea di alimentazione, un serbatoio o uno scambiatore, e per ciascun nodo definisce l'intenzione di progetto: ad esempio trasferire acqua di raffreddamento a 3 bar e 25 gradi con una portata di 10 metri cubi all'ora. A questa intenzione si applicano i parametri di processo, come portata, pressione, temperatura, livello e composizione, combinati con parole guida standard: no o nessuno, più, meno, inverso, parte di, oltre a, altro che.
Dalla combinazione nascono le deviazioni: nessuna portata, più pressione, meno temperatura, flusso inverso. Per ogni deviazione significativa il gruppo individua le cause, le conseguenze, le salvaguardie esistenti e le raccomandazioni. La sistematicità è totale: ogni nodo viene esaminato con tutte le combinazioni sensate, e proprio per questo la HAZOP richiede tempo, a volte settimane per un impianto di medie dimensioni.
I documenti di partenza sono gli schemi di processo e strumentazione, i P&ID, che devono essere aggiornati e congelati durante lo studio. L'approfondimento della HAZOP per il settore chimico-petrolchimico è affrontato nella relativa specializzazione; qui interessa capirne la logica per poterla richiedere e leggere.