Un incendio libera quattro famiglie di prodotti. I gas di combustione dipendono dal materiale e dalla disponibilità di ossigeno: anidride carbonica e vapore acqueo nella combustione completa, monossido di carbonio quando l'ossigeno scarseggia, acido cianidrico dalla combustione di lana, seta, poliuretani e nylon, acido cloridrico dal PVC delle guaine dei cavi elettrici, ossidi di azoto, acroleina dalla combustione di legno e prodotti petroliferi, anidride solforosa da materiali contenenti zolfo.
Il fumo è formato da particelle solide incombuste e goccioline liquide sospese nei gas caldi. È il prodotto che più ostacola l'esodo: riduce la visibilità, irrita occhi e vie respiratorie e trasporta i gas tossici. In un corridoio invaso dal fumo una persona perde l'orientamento in pochi passi anche in un edificio che conosce bene, motivo per cui segnaletica e illuminazione di sicurezza vanno collocate in modo da restare leggibili.
Il calore si trasmette per conduzione attraverso i solidi, per convezione con il movimento dei gas caldi e per irraggiamento. È la causa della propagazione dell'incendio ai locali adiacenti, delle ustioni, della disidratazione e del collasso delle strutture. Le fiamme sono la parte visibile della combustione dei gas e il loro colore, insieme a quello del fumo, fornisce a chi interviene indicazioni sul materiale che brucia: un fumo nero e denso, per esempio, segnala in genere la combustione di gomme, plastiche o idrocarburi con scarsa ossigenazione.