Le indagini sugli incendi in edifici concordano su un punto: la maggior parte delle vittime non muore per le fiamme ma per l'inalazione di fumo e gas tossici. Il monossido di carbonio si lega all'emoglobina con un'affinità molto superiore a quella dell'ossigeno, formando carbossiemoglobina e riducendo il trasporto di ossigeno ai tessuti. I primi sintomi sono mal di testa, vertigini e confusione mentale; proprio la confusione impedisce alla persona di riconoscere il pericolo e di mettersi in salvo.
L'acido cianidrico blocca l'utilizzo cellulare dell'ossigeno e agisce in tempi brevi; gli acidi come il cloridrico irritano gravemente le vie aeree. L'anidride carbonica, oltre a sostituire l'ossigeno, aumenta la frequenza respiratoria e quindi l'inalazione degli altri tossici. Si aggiunge l'ipossia dovuta al consumo di ossigeno da parte dell'incendio.
Il calore agisce per irraggiamento e per contatto con i gas caldi: l'inalazione di aria molto calda causa ustioni delle vie respiratorie, l'esposizione della pelle provoca ustioni di vario grado. Il panico e la ridotta visibilità peggiorano il quadro, con cadute, schiacciamenti presso le uscite e scelte sbagliate come rifugiarsi nei bagni o usare gli ascensori.
Queste informazioni hanno ricadute dirette sul lavoro del RSPP: l'obiettivo primario del progetto antincendio è garantire che gli occupanti raggiungano un luogo sicuro prima che le condizioni diventino insostenibili, e l'addestramento deve insegnare a muoversi bassi e a chiudere le porte alle spalle.