Modulo B comune · Blocco 4/12 (12–16 h) · Slide 39/50

Esplosione: deflagrazione, detonazione e sovrappressione

Si parla di esplosione quando una reazione di ossidazione o di decomposizione libera energia così velocemente da produrre un aumento brusco di temperatura e di pressione. La maggior parte delle esplosioni industriali è una deflagrazione, in cui il fronte di fiamma avanza a velocità inferiore a quella del suono nel mezzo incombusto; nella detonazione il fronte si propaga a velocità supersonica, accoppiato a un'onda d'urto, con effetti molto più distruttivi. In un ambiente chiuso una deflagrazione di miscela idrocarburo-aria può generare pressioni nell'ordine di alcuni bar, sufficienti a demolire pareti in muratura e a proiettare frammenti.

Esistono anche esplosioni fisiche, prive di combustione, come lo scoppio di un recipiente in pressione o il BLEVE, che si verifica quando un serbatoio contenente un gas liquefatto, come il GPL, viene riscaldato da un incendio esterno fino al cedimento del mantello: il liquido si vaporizza istantaneamente e, se infiammabile, forma una palla di fuoco.

Le condizioni per un'esplosione da combustione sono sintetizzate dal pentagono dell'esplosione: combustibile, comburente, innesco, miscelazione nel campo di esplosività e confinamento. In assenza di confinamento una nube può bruciare come flash fire, una vampata che investe chi si trova al suo interno senza forti effetti di pressione. Gli effetti sulle persone comprendono lesioni da sovrappressione, ustioni, traumi da frammenti e crolli: per questo l'approccio prioritario resta impedire che l'atmosfera esplosiva si formi.