Modulo B comune · Blocco 4/12 (12–16 h) · Slide 40/50

Esplosioni di polveri combustibili

Molte sostanze solide apparentemente innocue esplodono se ridotte in polvere fine e disperse nell'aria: farine, zucchero, amido, latte in polvere, legno, carbone, plastiche, toner, pigmenti, metalli come alluminio e magnesio. Di norma si considerano potenzialmente esplosive le polveri con granulometria fine, indicativamente inferiore a 500 micron, ma anche frazioni più grossolane possono contenere particelle fini sufficienti a formare una nube pericolosa.

I parametri principali si ricavano da prove di laboratorio: concentrazione minima esplosiva, energia minima di accensione, temperatura minima di accensione della nube e dello strato, e indice di esplosività Kst, che misura la violenza dell'esplosione e porta alle classi St1, St2 e St3, dalla meno alla più severa. Questi dati servono a dimensionare sfoghi e sistemi di protezione; quando non sono disponibili nella scheda di sicurezza conviene farli determinare su campioni prelevati in azienda.

Il fenomeno più insidioso è l'esplosione secondaria. Una prima esplosione, anche modesta, all'interno di un filtro o di un macchinario genera un'onda di pressione che solleva la polvere depositata su travi, canaline e pavimenti, formando una nube molto più grande che viene accesa dalla fiamma della prima. Gli incidenti più gravi in falegnamerie, mulini e impianti di lavorazione di metalli sono spesso dovuti a questo meccanismo. La pulizia regolare dei depositi, con aspiratori adatti e mai con aria compressa, è quindi una misura di protezione primaria.