Le norme sui lavori elettrici costruiscono attorno a ogni parte attiva non protetta due spazi concentrici. Il primo è la zona di lavoro sotto tensione, delimitata dalla distanza DL: entrarvi con parti del corpo, attrezzi o materiali significa eseguire un lavoro sotto tensione, anche senza toccare il conduttore. Il secondo è la zona prossima, compresa tra DL e la distanza DV: chi vi opera esegue un lavoro in prossimità, con regole meno severe ma comunque specifiche. Oltre DV si è fuori dalla zona di rischio elettrico e si lavora come in un ambiente ordinario.
Entrambe le distanze crescono con la tensione nominale e sono riportate in forma tabellare nelle norme CEI EN 50110-1 e CEI 11-27. Esse tengono conto delle distanze di scarica in aria e dei movimenti involontari che una persona può compiere durante il lavoro.
Da questa geometria discendono le tre modalità di lavoro elettrico: lavoro fuori tensione, quando le parti attive su cui si opera sono state messe in sicurezza; lavoro in prossimità, quando si opera nella zona prossima di parti rimaste in tensione, proteggendosi con barriere, schermi, distanziamento o sorveglianza; lavoro sotto tensione, quando si entra nella zona DL o si toccano parti attive. Una manutenzione in cabina può combinarle: si mette fuori tensione l'interruttore su cui si lavora, ma il quadro adiacente resta alimentato. La scelta della modalità va fatta prima, non decisa davanti al quadro aperto.