L'ancoraggio è il punto da cui dipende l'intero sistema, e spesso è l'elemento meno curato. La norma UNI EN 795 classifica i dispositivi di ancoraggio in cinque tipi. Il tipo A comprende gli ancoraggi strutturali fissi puntuali, come i golfari o i paletti installati in modo permanente su una copertura. Il tipo B comprende gli ancoraggi trasportabili temporanei: treppiedi e quadripodi per l'accesso a pozzi, fettucce da avvolgere attorno a travi, morsetti per profilati, traversi da porta. Il tipo C comprende le linee di ancoraggio flessibili orizzontali, cioè funi tese tra ancoraggi di estremità e intermedi. Il tipo D comprende le linee rigide orizzontali, come i binari su cui scorre un carrello. Il tipo E comprende gli ancoraggi a corpo morto, che restano in posizione per effetto del proprio peso su superfici piane.
Per i dispositivi pensati per più utilizzatori contemporanei esiste la specifica tecnica CEN/TS 16415, che integra la norma per l'uso da parte di più persone. Il numero massimo di operatori collegabili è indicato dal fabbricante e va rispettato.
Il punto critico non è solo il dispositivo, ma la struttura a cui è fissato. Un ancoraggio certificato installato su un arcareccio sottile, su un pannello sandwich o su una trave in legno degradata non garantisce nulla. Per questo l'installazione permanente richiede un progetto, una verifica della struttura di supporto e una documentazione che resti all'edificio. Agganciarsi a tubazioni, canaline o corrimano non progettati per questo uso è un errore molto diffuso nella manutenzione industriale.