Il fattore di caduta è il rapporto tra l'altezza della caduta libera e la lunghezza del cordino che collega l'operatore all'ancoraggio. Se l'ancoraggio si trova sopra la testa e il cordino è teso, la caduta è minima e il fattore è prossimo a zero. Se l'ancoraggio si trova all'altezza dell'attacco dorsale, l'operatore cade per una lunghezza pari circa a quella del cordino: fattore uno. Se l'ancoraggio è ai piedi, l'operatore cade per circa il doppio della lunghezza del cordino prima che il sistema intervenga: fattore due, la condizione più gravosa ammessa per i cordini con assorbitore.
L'energia da dissipare cresce con l'altezza di caduta. Senza assorbitore, l'arresto di una persona con un cordino statico produrrebbe forze capaci di causare lesioni interne e di rompere ancoraggi e connettori. L'assorbitore conforme alla UNI EN 355 lavora lacerando o deformando un elemento interno e limita la forza trasmessa al corpo a non oltre 6 kN, allungandosi però fino a 1,75 metri. Le prove di norma sono eseguite con una massa di riferimento: per operatori che, con attrezzi e abbigliamento, superano la massa dichiarata dal fabbricante occorrono prodotti certificati per carichi maggiori.
La regola pratica che discende da questi concetti è semplice da spiegare ai lavoratori: ancorarsi il più in alto possibile e tenere il cordino corto. Un retrattile ancorato sopra la testa limita la caduta a poche decine di centimetri; lo stesso operatore con un cordino da due metri agganciato a un punto ai piedi cadrà per diversi metri.