Modulo B comune · Blocco 6/12 (20–24 h) · Slide 48/50

Soccorso negli spazi confinati: evitare la catena di vittime

Le indagini sugli infortuni mortali negli ambienti confinati mostrano con frequenza uno schema tragico: un primo lavoratore entra e perde conoscenza, un collega scende per aiutarlo senza protezioni e viene colpito allo stesso modo, a volte un terzo lo segue. La reazione istintiva di aiuto, in un'atmosfera priva di ossigeno o carica di idrogeno solforato, moltiplica le vittime. Per questo la regola fondamentale da trasmettere nella formazione è che nessuno entra a soccorrere senza un apparecchio di protezione delle vie respiratorie isolante dall'ambiente e senza essere a sua volta assicurato.

Il soccorso va pianificato prima dell'ingresso e deve poter partire immediatamente. Nei casi con accesso verticale, il recupero dall'esterno tramite treppiede, argano e imbracatura già collegata all'operatore è la soluzione preferibile, perché non richiede di esporre altre persone. Quando il recupero dall'esterno non è possibile, ad esempio per percorsi orizzontali lunghi o ostacoli interni, servono soccorritori addestrati con autorespiratori, presenti sul posto per tutta la durata del lavoro.

I filtri antigas non proteggono in carenza di ossigeno e non vanno usati come dispositivo di soccorso. Il coordinamento con il 112 e con i Vigili del fuoco, richiesto dal DPR 177/2011, va preparato indicando in anticipo posizione, accessi e caratteristiche dell'ambiente. Le prove di recupero, svolte con manichino nello spazio reale o in uno simile, permettono di verificare se le aperture consentono davvero il passaggio di una persona imbracata e incosciente.