I carrelli diesel e a GPL sono preferiti per potenza e autonomia nei piazzali, ma quando entrano in capannoni chiusi portano con sé i prodotti della combustione. Il GPL produce soprattutto monossido di carbonio e ossidi di azoto, soprattutto se il motore è mal regolato; il diesel produce anche particolato fine. Le emissioni dei motori diesel sono state classificate cancerogene per l'uomo dalla IARC e la normativa europea le ha inserite tra gli agenti cancerogeni, con un valore limite riferito al carbonio elementare.
Il monossido di carbonio è inodore e lega l'emoglobina; in un magazzino invernale con portoni chiusi e più carrelli in movimento le concentrazioni possono superare i valori limite senza che nessuno se ne accorga, con cefalea, nausea e calo di attenzione come primi segnali. Il rischio è più alto nelle celle frigorifere, nei container e nei locali interrati, dove il ricambio d'aria è minimo.
Le misure in ordine di efficacia: sostituzione con carrelli elettrici per l'uso interno, riservando i termici al piazzale; quando non è possibile, motori di generazione recente con sistemi di post-trattamento, manutenzione della carburazione con misura periodica delle emissioni, ventilazione generale e localizzata, divieto di sosta a motore acceso. Monitoraggi ambientali con rilevatori di CO in posizione fissa forniscono un dato oggettivo. È un tema che collega movimentazione e rischio chimico, approfondito nel blocco dedicato.