Modulo B comune · Blocco 8/12 (28–32 h) · Slide 7/50

Danni da rumore: ipoacusia, acufeni ed effetti extrauditivi

L'effetto più noto del rumore è l'ipoacusia da trauma acustico cronico, una perdita uditiva neurosensoriale, bilaterale e irreversibile dovuta al danneggiamento delle cellule ciliate dell'orecchio interno. Nelle fasi iniziali colpisce le frequenze intorno ai 4000 Hz, producendo all'esame audiometrico il tipico avvallamento, mentre il lavoratore non si accorge di nulla perché la comprensione del parlato è ancora conservata. Quando il danno si estende alle frequenze della voce, la persona inizia a chiedere di ripetere e fatica nelle conversazioni in ambienti affollati: a quel punto la perdita è ormai stabilizzata.

Accanto all'ipoacusia possono comparire gli acufeni, fischi o ronzii persistenti, e l'iperacusia, cioè un fastidio esagerato per suoni normali. Un rumore impulsivo molto intenso, come lo scoppio di un pneumatico o un colpo di pressa, può provocare un trauma acustico acuto con danno immediato.

Esistono poi effetti extrauditivi documentati: aumento della pressione arteriosa, disturbi del sonno, affaticamento, irritabilità, riduzione della concentrazione. Sul piano della sicurezza il rumore maschera segnali acustici di allarme, cicalini di retromarcia e avvertimenti verbali, aumentando il rischio di infortunio. L'articolo 190 chiede infatti di considerare anche le interazioni tra rumore e segnali di avvertimento, oltre agli effetti combinati con sostanze ototossiche, come alcuni solventi aromatici, e con le vibrazioni.