La saldatura ad arco è la fonte di radiazioni ottiche più diffusa nell'industria metalmeccanica e nei cantieri. L'arco emette intensamente nell'ultravioletto, nel visibile e nell'infrarosso, e le distanze alle quali si superano i valori limite per l'ultravioletto possono arrivare a diversi metri per esposizioni prolungate. Per questo il problema non riguarda solo il saldatore, ma anche chi lavora nelle postazioni vicine, i carrellisti che transitano, gli addetti al montaggio e i manutentori.
Per il saldatore la protezione principale è la maschera con filtro di grado protettivo adeguato al processo e alla corrente di saldatura, secondo le indicazioni della UNI EN 169; i filtri automatici a oscuramento variabile rispondono alla UNI EN 379. Sotto la maschera vanno indossati occhiali di protezione, utili quando la maschera viene sollevata per la scalpellatura della scoria. La pelle va protetta con indumenti ignifughi a maniche lunghe, guanti e protezione del collo, perché l'eritema da arco si manifesta anche attraverso tessuti leggeri.
Per i terzi la soluzione più efficace è la compartimentazione: tende o schermi per saldatura conformi alla UNI EN ISO 25980, che filtrano le radiazioni pericolose lasciando una certa visibilità, e postazioni delimitate. Le pareti vicine possono riflettere l'ultravioletto, per cui sono preferibili finiture opache e scure. Il colpo d'arco tipico, con dolore oculare e sensazione di sabbia negli occhi qualche ora dopo l'esposizione, è un segnale di misure insufficienti che va registrato e analizzato.