Accanto ai canali ufficiali, ogni azienda possiede una rete informale fatta di conversazioni in mensa, nello spogliatoio, alle macchinette del caffè, nelle chat tra colleghi. Questa rete è più veloce di quella formale, raggiunge tutti e gode spesso di maggiore credibilità, perché chi parla è un pari e non un rappresentante della gerarchia. Ha però il difetto di amplificare le voci non verificate e di colmare i vuoti informativi con ipotesi, spesso pessimistiche.
Dopo un infortunio in uno stabilimento, se la direzione tace per giorni, la rete informale costruisce la propria versione: chi ha sbagliato, quanto è grave, cosa rischia l'azienda. Quando arriva la comunicazione ufficiale trova già un racconto consolidato. Per questo la tempestività delle informazioni ufficiali è decisiva, anche quando sono parziali: dire cosa si sa, cosa ancora non si sa e quando si daranno aggiornamenti.
La rete informale non va combattuta ma conosciuta e, quando possibile, utilizzata. In ogni reparto esistono figure di riferimento, non necessariamente preposti, la cui opinione orienta quella dei colleghi: il saldatore più anziano, il carrellista che tutti consultano, l'operatrice che conosce ogni difetto della linea. Coinvolgerli in anticipo nella prova di un nuovo DPI o nella scrittura di un'istruzione operativa fa sì che la novità venga presentata e difesa dall'interno. Il RSPP che pranza in mensa con i turnisti raccoglie in mezz'ora più informazioni utili che in una settimana di report.