In termini generali si parla di errore umano quando una sequenza pianificata di attività mentali o fisiche non raggiunge il risultato voluto, e il fallimento non è attribuibile al caso. La definizione, nella tradizione di James Reason, contiene due elementi chiave: un'intenzione e uno scarto tra intenzione e risultato. Senza intenzione non c'è errore ma comportamento involontario; senza scarto c'è semplicemente un'azione riuscita.
Esistono due approcci opposti. L'approccio centrato sulla persona vede l'errore come prodotto di negligenza, distrazione, scarsa motivazione, e risponde con richiami, sanzioni, nuove regole e campagne di sensibilizzazione. È intuitivo e soddisfa il bisogno di trovare un responsabile, ma lascia intatte le condizioni che hanno reso l'errore probabile, così che lo stesso errore si ripresenta con un'altra persona. L'approccio sistemico considera l'errore una conseguenza più che una causa, generata da trappole presenti nel posto di lavoro e nell'organizzazione.
I modelli di Reason sulle barriere e sui fattori latenti, visti nel Modulo A, appartengono a questa seconda visione. Qui il passo ulteriore è operativo: classificare il tipo di errore, perché ogni tipo ha cause e rimedi diversi. Trattare con la formazione un errore di distrazione è inutile; trattare con un richiamo disciplinare un errore di conoscenza è ingiusto e controproducente. La tassonomia che segue serve proprio a scegliere la contromisura giusta.