Modulo C (RSPP) · Blocco 5/6 (16–20 h) · Slide 36/50

Automazione e le sue ironie

L'automazione toglie all'uomo compiti ripetitivi, pesanti o pericolosi, ma modifica profondamente il suo ruolo. Lisanne Bainbridge, in un articolo del 1983 divenuto classico, descrisse le ironie dell'automazione. La prima: i progettisti automatizzano ciò che sanno automatizzare e lasciano all'operatore ciò che non sanno gestire, cioè proprio le situazioni più difficili e imprevedibili. La seconda: all'operatore si chiede di sorvegliare il sistema e intervenire in caso di guasto, ma la sorveglianza prolungata di un processo stabile è uno dei compiti in cui l'uomo rende peggio.

Ne derivano effetti noti. La perdita di abilità manuali, perché le capacità che non si esercitano decadono. L'uscita dal circuito, per cui l'operatore che non partecipa attivamente al controllo perde la comprensione di cosa sta accadendo e, quando deve subentrare, impiega tempo a ricostruirlo. La confusione di modo, quando il sistema ha più modalità di funzionamento e l'operatore crede di essere in una mentre è in un'altra, come manuale invece di automatico. L'eccesso di fiducia nell'automazione, che porta a non verificare.

Nella pratica di stabilimento questo si traduce in rischi precisi: il manutentore che entra in una cella robotizzata pensando che il robot sia in modalità manuale, l'operatore che non sa più condurre l'impianto in emergenza perché lo fa sempre il sistema. Le contromisure comprendono indicazioni chiare dello stato e della modalità attiva, addestramento periodico alla conduzione manuale, coinvolgimento attivo dell'operatore nel controllo e procedure per il passaggio tra modalità.