Modulo C (RSPP) · Blocco 5/6 (16–20 h) · Slide 35/50

Allarmi: quando troppi segnali diventano nessun segnale

Un allarme ha senso solo se richiede una risposta dell'operatore. Le linee guida di settore per la gestione degli allarmi, tra cui la pubblicazione EEMUA 191 e la norma IEC 62682 per l'industria di processo, insistono su questo punto: ogni allarme deve essere rilevante, unico, tempestivo, prioritizzato, comprensibile e associato a un'azione definita. In molti impianti reali la situazione è opposta: allarmi che suonano di continuo, duplicati, residui di configurazioni vecchie.

Il fenomeno dell'inondazione di allarmi si verifica quando, durante un evento anomalo, decine o centinaia di allarmi si attivano in pochi minuti. L'operatore non riesce a leggerli, figuriamoci a capirne la sequenza, e l'allarme che contiene l'informazione decisiva si perde nel rumore. Anche in condizioni normali, gli allarmi che si attivano spesso senza conseguenze generano la tendenza a tacitarli in automatico, un adattamento comprensibile che però rende inefficace il sistema nel momento in cui serve.

Per i segnali acustici di pericolo negli ambienti di lavoro la UNI EN ISO 7731 fornisce criteri di udibilità e distinguibilità rispetto al rumore di fondo. Sul piano gestionale il RSPP può promuovere alcune azioni: un censimento degli allarmi con la loro frequenza, la revisione delle soglie insieme ai tecnici di processo, l'eliminazione di quelli privi di azione associata, la definizione di priorità visive e sonore distinte. In un magazzino frigorifero, ad esempio, l'allarme uomo in cella deve essere chiaramente diverso da quello di temperatura.