B-SP1 Agricoltura, silvicoltura e zootecnica · Blocco 1/4 (0–4 h) · Slide 12/50

Valutare i rischi in un'azienda agricola: cosa cambia

I criteri degli artt. 28 e 29 valgono anche in agricoltura, ma l'applicazione richiede alcuni adattamenti. Il primo riguarda il luogo di lavoro: non un capannone delimitato, ma un insieme di appezzamenti spesso distanti tra loro, collegati da strade pubbliche, con pendenze, fossi, argini, linee elettriche, pozzi e corsi d'acqua. Una planimetria aziendale con questi elementi è il punto di partenza di qualsiasi valutazione seria.

Il secondo adattamento riguarda il tempo. In un vigneto il calendario passa da potatura invernale, legatura, trattamenti primaverili ed estivi, sfogliatura, vendemmia, fino alla lavorazione in cantina. Ogni fase ha mezzi, persone e rischi diversi. Una matrice che incroci mansioni e periodi dell'anno restituisce una lettura molto più utile di un elenco statico di pericoli.

Il terzo aspetto è l'esposizione all'ambiente esterno: caldo, freddo, radiazione solare, temporali, fulmini, terreno reso scivoloso dalla pioggia, che modifica la stabilità dei mezzi. Infine conta l'organizzazione: lavoro in solitudine nei campi lontani, assenza di copertura telefonica, tempi di arrivo dei soccorsi più lunghi rispetto a un'area industriale.

Per le aziende agricole di piccole dimensioni, fino a cinquanta lavoratori, restano utilizzabili le procedure standardizzate, ma il modello va compilato con attenzione: il rischio ribaltamento del trattore non può ridursi a una riga generica, deve indicare i mezzi, le aree e le misure adottate.